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Il primo aiuto nello studio per un bambino dislessico: le mappe concettuali

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Quando i genitori sentono la parola “dislessia” riferita ai loro figli, drizzano le orecchie e spalancano gli occhi: la prima cosa che probabilmente è lecito pensare, se non si conosce l’argomento nelle sue molteplici caratteristiche, è che si tratti di qualcosa di grave.
Chiariamo subito questo pensiero negativo: non ci si riferisce a una malattia o a problemi a livello intellettivo! Si tratta semplicemente di una difficoltà del bambino.

Comunicazione madri – figli: adolescenti a scuola

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Arrivare alle scuole superiori è un traguardo importante: i “bambini” ora si sentono grandi, frequentano la scuola dei grandi, e tutto cambia! Sono nel pieno dell’adolescenza, una fase critica, che mette a dura prova i genitori, soprattutto le mamme, che vedono sempre i loro figli piccoli e bisognosi di cure.

L’adolescenza si sa, è un periodo pieno di litigi per uscire quando si vuole, tornare all’orario che si vuole, avere meno regole possibili. Se a questo si aggiunge l’impegno scolastico, che ora è molto più importante, si crea un cocktail difficile: bisogna far conciliare e far comprendere la responsabilità dei compiti e la voglia di svago, e questo non è sempre semplice.

Il problema che si crea è caratterizzato spesso da incomprensioni e dai “no” che ricevono i ragazzi dai noi genitori e che non accettano. Mi ricordo quando ero anch’io una liceale, quante volte avrei voluto fare cose che mi sono state negate, per motivi che quando sei giovane non comprendi, perché ti senti forte, ti senti sicuro, pensi di potere e riuscire a superare qualunque cosa. Non si vedono i pericoli: questa è la verità!

Allora che fare? Sicuramente non si deve cedere, per lo meno non sempre: gli adolescenti hanno bisogno di far valere la loro identità e combattono strenuamente per questo. Devono capire che le regole esistono e vanno rispettate, siamo noi genitori a decidere, noi dettiamo le regole. Detto questo, la soluzione è COMUNICARE BENE: non esistono i “no” a prescindere. I No devono essere motivati: che poi loro non siano d’accordo è un’altra questione, ma bisogna parlare sempre e spiegare le proprie ragioni. D’altro canto, però, non si deve sempre nemmeno dire di no, sempre che i nostri figli non ci chiedano cose pericolose: troviamo magari un compromesso che vada bene a entrambi. La cosa importante, tuttavia, è che se alla fine noi decidiamo per il no, manteniamo il no: questo è fondamentale per stabilire il rispetto e chi comanda.

A livello scolastico, premiamo sempre i buoni voti, aiutiamoli a migliorare sempre, e se hanno momenti di difficoltà o mancanza di voglia di studiare, stiamo loro vicino e cerchiamo di comprendere cosa passa loro per la testa. Noi mamme abbiamo sempre una marcia in più con i nostri figli, un legame e un’empatia maggiore, fin da quando sono piccoli: sfruttiamola! I figli adolescenti a una certa età non si aprono, ci vedono solo come mamme. Facciamo, invece, in modo, che si sentano sempre sicuri di poterci dire tutto, perché non li giudicheremo, ma li sosterremo: siamo sempre dalla loro parte.

La scuola superiore è una fase importante, l’ultima prima della maggiore età: aiutiamo i nostri figli a viverla con spensieratezza, ma sempre con coscienza.

Per aiutare tuo figlio, in questa delicata fase dello sviluppo, puoi chiedere una mano ai nostri Tutor. Chiama il 389 269 6411 per una consulenza gratuita

BAMBINI – BES: DEFICIT DEL LINGUAGGIO 3 ANNI

Vi è mai capitato di trovarvi al parco, oppure alla festicciola di un amichetto di vostro figlio e di pensare, osservando gli altri bambini parlare: “Mio figlio ha la sua stessa età ma non comunica così”, oppure “Mio figlio non parla così bene”?

Quasi certamente la domanda successiva che vi porrete sarà “Forse allora ha qualcosa che non va?”. State tranquilli, è assolutamente naturale e umano fare confronti: l’importante però è non allarmarsi senza motivo, ma nello stesso tempo attivarsi se necessario!

WhatsApp – I rischi della comunicazione

Puntualmente ogni giorno, dopo l’uscita da scuola, un intenso scambio di messaggi sui compiti assegnati per casa sembra essere il protagonista delle conversazioni delle varie chat di classe, con tutte le incomprensioni e gli errori che ne conseguono.

Se un bambino per esempio ha scritto male la pagina del libro assegnata per il giorno dopo, molto spesso l’informazione a riguardo verrà diffusa in modo errato nell’intera classe attraverso le varie chat. Prendono vita in questo modo i dibattiti quotidiani su quale sia il reale compito da eseguire e di conseguenza si generano ulteriori dubbi e fraintendimenti che sono lontani dal chiarire le idee, scopo per il quale apparentemente si era dato inizio alla conversazione.

Al di là delle incomprensioni sui reali compiti da svolgere a casa e del caos generatosi così attraverso il passaparola sui cellulari che lanciano continuamente  suoni di nuovi messaggi in arrivo per l’intero pomeriggio, altro aspetto da non sottovalutare è che ancora una volta si toglie l’occasione  ai bambini di assumersi le proprie responsabilità.

Il bambino infatti, sapendo che per qualunque dubbio sui compiti o semplicemente se non li ha scritti perché al momento della dettatura era distratto, la soluzione sarà a portata di mano grazie al gruppo whatsapp, perseguirà nel suo comportamento sbagliato e probabilmente continuerà a giocare mentre la maestra in classe spiegherà il compito per il giorno seguente.

Cosa bisogna fare dunque quando il  bambino non scrive i compiti sul diario e soprattutto è opportuno scambiare informazioni sui compiti attraverso le chat?

Un atteggiamento costruttivo che il genitore può assumere sarà spiegare al bambino che, se non ha scritto i compiti per il giorno dopo o semplicemente non li ha scritti bene, andrà a scuola seguendo le indicazioni da lui riportate sul diario, senza avere dunque la possibilità di chiarire i suoi dubbi chiedendo a qualcuno.

La maestra il giorno dopo si comporterà nei suoi riguardi come meglio crede, probabilmente riprendendolo per metterlo davanti alle sue responsabilità. Solo così il bambino capirà quanto sia importante prestare attenzione in classe, esempio che potrà essere applicato poi a diversi ambiti della sua vita.

Infine un  comportamento costruttivo che può assumere un genitore per il bene dei propri figli non sarà assecondare un comportamento scorretto ma guidare il bambino verso l’atteggiamento più idoneo da adottare in classe. Infine la maestra sa bene che ogni bambino ha le sue caratteristiche e anche a volte le sue problematiche e non è escluso dunque che vengano a volte anche assegnati compiti diversi. Proviamo ad immaginare dunque quale imbarazzo o dispiacere potrebbe provare un bambino nello scoprire che attraverso una chat viene magari svelato il suo “segreto”, quel segreto tanto speciale e che con fatica la maestra era riuscita a far rimanere tale e aveva custodito insieme a lui. Lasciamo dunque che i bambini facciano da soli quello che è il loro compito, solo così potranno camminare sereni verso la loro indipendenza, e lasciamo agli insegnanti la possibilità di cogliere un’ulteriore occasione di classe per trasmettere anche un insegnamento di vita.

Qualunque dubbio in merito ai compiti potrà essere tranquillamente chiarito il giorno dopo a voce con l’insegnante e ci sarà eventualmente tutto il tempo per recuperare serenamente il compito nel caso ci fossero stati fraintendimenti.