WhatsApp – I rischi della comunicazione

Puntualmente ogni giorno, dopo l’uscita da scuola, un intenso scambio di messaggi sui compiti assegnati per casa sembra essere il protagonista delle conversazioni delle varie chat di classe, con tutte le incomprensioni e gli errori che ne conseguono.

Se un bambino per esempio ha scritto male la pagina del libro assegnata per il giorno dopo, molto spesso l’informazione a riguardo verrà diffusa in modo errato nell’intera classe attraverso le varie chat. Prendono vita in questo modo i dibattiti quotidiani su quale sia il reale compito da eseguire e di conseguenza si generano ulteriori dubbi e fraintendimenti che sono lontani dal chiarire le idee, scopo per il quale apparentemente si era dato inizio alla conversazione.

Al di là delle incomprensioni sui reali compiti da svolgere a casa e del caos generatosi così attraverso il passaparola sui cellulari che lanciano continuamente  suoni di nuovi messaggi in arrivo per l’intero pomeriggio, altro aspetto da non sottovalutare è che ancora una volta si toglie l’occasione  ai bambini di assumersi le proprie responsabilità.

Il bambino infatti, sapendo che per qualunque dubbio sui compiti o semplicemente se non li ha scritti perché al momento della dettatura era distratto, la soluzione sarà a portata di mano grazie al gruppo whatsapp, perseguirà nel suo comportamento sbagliato e probabilmente continuerà a giocare mentre la maestra in classe spiegherà il compito per il giorno seguente.

Cosa bisogna fare dunque quando il  bambino non scrive i compiti sul diario e soprattutto è opportuno scambiare informazioni sui compiti attraverso le chat?

Un atteggiamento costruttivo che il genitore può assumere sarà spiegare al bambino che, se non ha scritto i compiti per il giorno dopo o semplicemente non li ha scritti bene, andrà a scuola seguendo le indicazioni da lui riportate sul diario, senza avere dunque la possibilità di chiarire i suoi dubbi chiedendo a qualcuno.

La maestra il giorno dopo si comporterà nei suoi riguardi come meglio crede, probabilmente riprendendolo per metterlo davanti alle sue responsabilità. Solo così il bambino capirà quanto sia importante prestare attenzione in classe, esempio che potrà essere applicato poi a diversi ambiti della sua vita.

Infine un  comportamento costruttivo che può assumere un genitore per il bene dei propri figli non sarà assecondare un comportamento scorretto ma guidare il bambino verso l’atteggiamento più idoneo da adottare in classe. Infine la maestra sa bene che ogni bambino ha le sue caratteristiche e anche a volte le sue problematiche e non è escluso dunque che vengano a volte anche assegnati compiti diversi. Proviamo ad immaginare dunque quale imbarazzo o dispiacere potrebbe provare un bambino nello scoprire che attraverso una chat viene magari svelato il suo “segreto”, quel segreto tanto speciale e che con fatica la maestra era riuscita a far rimanere tale e aveva custodito insieme a lui. Lasciamo dunque che i bambini facciano da soli quello che è il loro compito, solo così potranno camminare sereni verso la loro indipendenza, e lasciamo agli insegnanti la possibilità di cogliere un’ulteriore occasione di classe per trasmettere anche un insegnamento di vita.

Qualunque dubbio in merito ai compiti potrà essere tranquillamente chiarito il giorno dopo a voce con l’insegnante e ci sarà eventualmente tutto il tempo per recuperare serenamente il compito nel caso ci fossero stati fraintendimenti.

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Fabiana Conteduca • Homework Roma

Laureata in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università “La Sapienza” di Roma e Dott.ssa in Scienze della Formazione Primaria presso la Facoltà “Roma 3”, abilitata alla professione di Psicologo e all’Insegnamento nella Scuola Primaria. Ha frequentato diversi corsi di formazione e seminari in ambito didattico e psicologico, si è specializzata qualificandosi come Psicologo Giuridico e avuto esperienza nell’ambito della giustizia minorile. Ha collaborato con la Cattedra di Psicologia di Sviluppo della Facoltà di psicologia presso l’Università “La Sapienza” e al momento insegna nella scuola primaria ed esercita la professione di Psicologo dell’età evolutiva. Appassionata fin da sempre di psicologia intraprende e termina i suoi studi universitari presso la Facoltà di Psicologia. Continua a specializzarsi in questo campo finché non si avvicina per caso alla scuola e quindi alla didattica. La sua formazione di base la spinge ad aiutare i bambini che hanno difficoltà di apprendimento e insieme a loro trova lo stimolo per specializzarsi anche nella didattica. Per questo decide di prendere la seconda laurea in Scienze della Formazione Primaria per indirizzare il suo lavoro sui bambini fondendo tra di loro le sue due formazioni di base. L’obiettivo che ispira ogni giorno il suo lavoro con i bambini e i ragazzi è conoscere il mondo infantile e dell’età evolutiva nelle sue molteplici sfaccettature e trovare gli strumenti e le modalità per risolvere serenamente le loro problematiche e sostenerli al meglio nel loro importante e faticoso percorso di crescita, sia dal punto di vista psicologico che di quello didattico-educativo.

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