Come aiutare mio figlio a scegliere il percorso formativo più adatto dopo la scuola media?

Scelta percorso formativo dopo la scuola media

La domanda posta nel titolo indica il quesito che i genitori si pongono quando il proprio figlio si trova a dover scegliere il suo percorso formativo terminata la scuola media. In genere la domanda si pone in III media, quando il “ragazzo” è obbligato a scegliere fra diversi indirizzi di studio, anche molto differenti tra loro. Il punto importante è non lasciarlo solo nella scelta: è giusto dire “Deve scegliere lui la scuola che gli piace di più”, ma è altrettanto indispensabile condividere con lui dubbi, domande, riflessioni e consigli.

Oggi le scuole superiori sono diverse da prima: sono infatti sorti nuovi indirizzi di studio più specifici, con materie più approfondite e specializzate. E’ per questo importante che nostro figlio sia ben informato sulle caratteristiche e sulle differenze specifiche di ogni percorso di studio, che noi lo accompagniamo anche nella curiosità di vedere gli istituti e nel chiedere informazioni a riguardo. Ci sono, infatti, i famosi “open day” nelle scuole, giorni organizzati proprio per far conoscere l’istituto ai potenziali nuovi alunni.

Non basiamoci solo su quello che ci dicono gli altri genitori, o su quello che noi vorremmo per i nostri figli: le aspettative nei loro confronti sono sempre alte, tuttavia non appesantiamo ulteriormente i loro dubbi.

Anche la scuola da loro frequentata può guidarci nella scelta: parliamo con gli insegnanti che lo conoscono bene sotto il profilo didattico. Chiediamo loro consigli riguardo a quale indirizzo potrebbe essere più incline il ragazzo: materie scientifiche, materie umanistiche, materie tecniche o anche tutte?

I consigli certo sono sempre ben accetti, ma soprattutto ascoltiamo nostro figlio e rispettiamo le sue idee, in modo che si senta sereno nella scelta e sappia che comunque i genitori lo sostengono sempre.

Un ultimo punto che vorrei sottolineare è, piuttosto, un consiglio che vorrei offrire ai genitori: spesso, proprio in virtù delle ottime capacità di nostro figlio, guardiamo scuole impegnative e difficili, sperando che lui le scelga o invogliandolo a farlo. Comprendo benissimo il vostro pensiero però vorrei anche farvi riflettere sulla possibilità che questa scelta si possa trasformare in anni di stress, frustrazioni e abbassamento dell’autostima. In alcuni casi è forse meglio una scuola meno impegnativa, ma che permetta al ragazzo di studiare e vivere l’esperienza scolastica con serenità. Proprio questa tranquillità potrebbe, infatti, invogliarlo successivamente a proseguire il percorso di studi anche all’università.

Se invece non avrà proprio voglia di studiare, si accompagnerà verso il mondo del lavoro, anche in questo caso con possibili percorsi di formazione utili alle sue scelte: ma per questo avete ancora tempo.

In questa delicata fase formativa di tuo figlio, puoi chiedere una mano ai nostri Tutor per aiutarlo a scegliere il percorso scolastico migliore. Chiamaci al 389 269 6411 per avere maggiori informazioni.

5 errori comuni dei genitori nell’educazione dei figli

Il “mestiere” dei genitori non è semplice: nessuno di noi nasce tale e per questo è importante usare il buon senso, informarsi e, in alcuni casi, ricordare l’educazione ricevuta quando noi stessi eravamo bambini.

Oggi l’ambiente sociale in cui viviamo comporta, nella maggioranza dei casi, la necessità che entrambi i genitori lavorino. Le conseguenze possono essere: il minor tempo da dedicare ai figli, il senso di colpa legato a questo e la comprensibile stanchezza derivante da una giornata di lavoro.

Cosa può succedere allora quando passiamo del tempo con i nostri figli dopo che ne abbiamo poco a disposizione? Si possono mettere in atto comportamenti errati!

I figli possono vivere così esperienze poco costruttive all’interno della famiglia. Vediamo insieme quali possono essere i 5 errori che i genitori a volte commettono nella relazione con i propri figli:

  1. NON FARLI MAI PIANGERE: quando il bambino vuole qualcosa per forza e sta per piangere, oppure inizia un capriccio, i genitori tendono ad accontentarlo per mantenere la tranquillità. Invece il bambino deve imparare chi stabilisce le regole, l’importanza e il rispetto dell’autorità: lasciateli piangere quando fanno i capricci. Vi potrebbe sembrare una scelta dura, però se cederete, la volta successiva, vostro figlio manterrà o peggiorerà il suo pianto perché sa che così, prima o dopo, otterrà quello che vuole.
    Se dite di “no”, mantenetelo! Se questo “no” si trasforma poco dopo in un “sì” perderete di credibilità e autorevolezza ai suoi occhi.
  2. NON MANTENERE LE PROMESSE: a volte succede che per far star buono il bambino o chiedergli di eseguire qualcosa che vogliamo gli promettiamo un premio (un gelato, un gioco, ecc.). Quando decidiamo di attuare questo “compromesso” dobbiamo mantenere la promessa: non promettiamo se già sappiamo che non potremo mantenerla. Quest’atteggiamento incide negativamente sulla fiducia che vostro figlio vi dimostrerà: cerchiamo di evitare questi comportamenti!
  3. USARE LINGUAGGIO E COMPORTAMENTO SBAGLIATI: noi genitori siamo un modello per i nostri figli. Spesso succede che, in un momento di rabbia o in modo spontaneo, adottiamo un linguaggio e un comportamento poco adeguato nei toni e nei modi. Cerchiamo di evitarlo: è importante utilizzare sempre un linguaggio appropriato. Usiamo, invece, un linguaggio corretto ed evitiamo parole sgradevoli.
    Anche per i comportamenti che adottiamo vale lo stesso principio: dimostriamo ai bambini il valore del dialogo e dell’educazione, senza essere aggressivi e ricordiamo di cercare di essere sempre un esempio positivo per loro.
    E’ importante, inoltre, ricordare che i bambini osservano non solo il comportamento che adottiamo con loro, ma anche come ci rapportiamo con gli altri, e tenderanno poi a imitare il nostro comportamento abituale.
  4. CONSIDERARLI SEMPRE PICCOLI: nonostante i nostri figli crescano e nel tempo imparino a compiere alcune azioni che saranno in grado di svolgere anche da soli, spesso noi genitori non incoraggiamo determinate autonomie, anche nel quotidiano (vestirsi da soli, prendere i vestiti, aiutare ad apparecchiare o sparecchiare, mangiare da soli, ecc). E’ importante, invece, spronare il bambino a imparare, anche sbagliando: a volte è difficile per i genitori, perché li vediamo sempre come “i nostri piccoli”.
    Stiamo certamente loro vicino, dimostriamoci pronti ad aiutarli al bisogno, ma lasciamoli anche liberi di provare: la cosa più bella del crescere è raggiungere da soli dei progressi.
  5. AFFIDARGLI ECCESSIVE RESPONSABILITA’: questo errore è un po’ l’eccesso di quanto detto sopra. Crescere significa certamente rendere nostro figlio più autonomo, insegnandogli abilità che sarà in grado di compiere da solo: ma non esageriamo! Ricordiamoci che è pur sempre un bambino e per questo dobbiamo capire cosa potergli chiedere e cosa no. L’eccesso di responsabilità rischia di metterlo in difficoltà: deve imparare cose nuove, ma sempre nella leggerezza tipica dei bambini.

E per quando non puoi essere presente, i nostri tutor e le nostre babysitter, possono darti una mano con il tuo bambino. Chiama il 389 269 6411 per saperne di più e scoprire le offerte in corso.

Non si può uscire? 5 giochi per divertirsi a casa con i propri figli

Giochi per bambini da fare a casa. Disegno

Tante volte accade che siamo a casa con i nostri bambini, perché non possiamo uscire. I motivi possono essere molteplici: ad esempio fuori piove, il bambino ha l’influenza, oppure proprio noi genitori siamo malati.

Allora che fare? Con quali giochi possiamo intrattenere i nostri bambini affinché non si annoino?

Vi propongo 5 giochi da fare con i vostri figli, che divertono sia i maschietti sia le femminucce: inoltre, vediamo anche insieme quali abilità questi giochi consentono di sviluppare.

  1. COSTRUZIONI: costruire è un’attività che diverte sempre i bambini, soprattutto perché si può costruire e poi “distruggere”, ed è per tutte le età. Per i più piccoli si può iniziare con le costruzioni morbide, per poi arrivare ai famosi Lego.
    Questo gioco è molto importante per lo sviluppo della manualità, della creatività e anche dell’immaginazione del bambino. Il mio consiglio, per i genitori che per caso non le hanno ancora comprate, è di farlo.
  2. PUZZLE: è un gioco, per così dire, “antico”, eppure ancora oggi è tra le attività più amate dei bambini. In più è stato dimostrato che è un gioco che permette di sviluppare le abilità spaziali, con conseguente capacità di modificare mentalmente le forme.
  3. PITTURA/DISEGNO: sono due attività che piacciono molto ai bambini, perché loro amano sperimentare, toccare e osservare. Entrambe le attività possono essere intraprese fin da piccoli, dopo il primo anno di età:
    • Per il disegno, sarebbe meglio iniziare con i pennarelli, perché il colore è subito ben visibile, e quelli larghi, perché si possono impugnare meglio. Man mano che cresce si può passare anche a quelli più piccoli.
    • Per la pittura, io consiglierei di farli sperimentare inizialmente dipingendo con le dita, per far loro conoscere i colori anche con il tatto, poi procederei con l’utilizzo del pennello. Ameranno sicuramente schizzare e passare il pennello e le dita non solo sul foglio, per questo consiglio di utilizzare un piano ampio e acquerelli che non macchino.

    Disegno e pittura sono attività consigliate perché non sono solo divertenti, ma permettono lo sviluppo di creatività, immaginazione e abilità psico-motorie.

  4. CUCINARE BISCOTTI: i bambini amano “pasticciare” e rendersi utili. Proponete di fare i biscotti, magari usando le formine particolari, oggi se ne trovano di tutti i tipi, anche di Topolino. Coinvolgeteli nel girare la ciotola con dentro gli ingredienti, nell’impastare la pasta frolla, nell’usare le formine una volta spianata, nel controllare la cottura. Vedrete quanto si sentiranno soddisfatti del loro “lavoro”. Ovviamente si può iniziare con i biscotti e poi allargare con la preparazione di altri piatti.
    Inoltre, non meno importante, farsi aiutare in cucina aiuta il bambino a sviluppare:

    • il gusto, assaggiando i cibi;
    • l’olfatto, annusando gli odori e il tatto, toccando ad esempio l’impasto;
    • l’autonomia e l’autostima, facendo svolgere piccoli compiti quali mescolare o aggiungere gli ingredienti;
  5. LEGGERE LIBRI: leggere ai bambini fin da piccoli è una buona abitudine, perché stimola il linguaggio, lo sviluppo cognitivo e l’immaginazione.
    Oggi ne troviamo tantissimi, diversi in base all’età del bambino. Se li coinvolgiamo precocemente nella lettura, vedrete che diventerà un buon modo di passare parte del tempo da dover trascorrere in casa.

In conclusione, si possono trovare diversi giochi o attività da svolgere con i propri figli: l’importante è giocare insieme e condividere così nuove scoperte di crescita.

E per quando non puoi essere presente prenota una delle nostre babysitter referenziate, che sapranno coinvolgere il tuo bambino con numerose attività ludiche e didattiche. Chiama il 389 269 6411 per saperne di più

Comunicazione madri – figli: adolescenti a scuola

HomeWork Roma - Studente Adolescente - Superiori

Arrivare alle scuole superiori è un traguardo importante: i “bambini” ora si sentono grandi, frequentano la scuola dei grandi, e tutto cambia! Sono nel pieno dell’adolescenza, una fase critica, che mette a dura prova i genitori, soprattutto le mamme, che vedono sempre i loro figli piccoli e bisognosi di cure.

L’adolescenza si sa, è un periodo pieno di litigi per uscire quando si vuole, tornare all’orario che si vuole, avere meno regole possibili. Se a questo si aggiunge l’impegno scolastico, che ora è molto più importante, si crea un cocktail difficile: bisogna far conciliare e far comprendere la responsabilità dei compiti e la voglia di svago, e questo non è sempre semplice.

Il problema che si crea è caratterizzato spesso da incomprensioni e dai “no” che ricevono i ragazzi dai noi genitori e che non accettano. Mi ricordo quando ero anch’io una liceale, quante volte avrei voluto fare cose che mi sono state negate, per motivi che quando sei giovane non comprendi, perché ti senti forte, ti senti sicuro, pensi di potere e riuscire a superare qualunque cosa. Non si vedono i pericoli: questa è la verità!

Allora che fare? Sicuramente non si deve cedere, per lo meno non sempre: gli adolescenti hanno bisogno di far valere la loro identità e combattono strenuamente per questo. Devono capire che le regole esistono e vanno rispettate, siamo noi genitori a decidere, noi dettiamo le regole. Detto questo, la soluzione è COMUNICARE BENE: non esistono i “no” a prescindere. I No devono essere motivati: che poi loro non siano d’accordo è un’altra questione, ma bisogna parlare sempre e spiegare le proprie ragioni. D’altro canto, però, non si deve sempre nemmeno dire di no, sempre che i nostri figli non ci chiedano cose pericolose: troviamo magari un compromesso che vada bene a entrambi. La cosa importante, tuttavia, è che se alla fine noi decidiamo per il no, manteniamo il no: questo è fondamentale per stabilire il rispetto e chi comanda.

A livello scolastico, premiamo sempre i buoni voti, aiutiamoli a migliorare sempre, e se hanno momenti di difficoltà o mancanza di voglia di studiare, stiamo loro vicino e cerchiamo di comprendere cosa passa loro per la testa. Noi mamme abbiamo sempre una marcia in più con i nostri figli, un legame e un’empatia maggiore, fin da quando sono piccoli: sfruttiamola! I figli adolescenti a una certa età non si aprono, ci vedono solo come mamme. Facciamo, invece, in modo, che si sentano sempre sicuri di poterci dire tutto, perché non li giudicheremo, ma li sosterremo: siamo sempre dalla loro parte.

La scuola superiore è una fase importante, l’ultima prima della maggiore età: aiutiamo i nostri figli a viverla con spensieratezza, ma sempre con coscienza.

Per aiutare tuo figlio, in questa delicata fase dello sviluppo, puoi chiedere una mano ai nostri Tutor. Chiama il 389 269 6411 per una consulenza gratuita

I bambini e lo sport: qual è quello più giusto?

Bambini e sport, nuoto

Siamo tutti d’accordo nell’affermare quanto lo sport faccia bene alla salute di tutti, compresi i bambini: anzi, iniziare lo sport sin da piccoli è un presupposto ottimo sia per il divertimento sia per lo sviluppo adeguato del corpo, a livello scheletrico e muscolare. Inoltre, non meno importante, favorisce l’autostima, la socializzazione e il metabolismo. Quest’ultimo punto è, a mio avviso, interessante da sottolineare: i bambini, infatti, secondo alcune ricerche, tendono a vivere una vita sedentaria, a letto, a scuola, davanti alla tv o al cellulare, con un conseguente rischio di sovrappeso. Invece, iniziare uno sport dall’età prescolare permette al bambino di strutturare una buona muscolatura, in un’ età nella quale si sta sviluppando la coordinazione, l’equilibrio e la resistenza. Questo, inoltre, lo aiuterà anche in età adulta, se vorrà riprendere l’attività sportiva: avrà già ottime basi di partenza.

Mi sono voluta dilungare sui benefici dello sport proprio per far capire, a noi genitori, quanto sia importante per i nostri figli, e che farglielo praticare, se svolto in maniera adeguata, porterà unicamente a benefici.

Sono sicura che, di fronte ai tanti sport possibili, la domanda classica che ci si pone è: ma quale sport è meglio per mio figlio? La risposta a questa domanda, in realtà, include diverse possibilità, che ora vediamo insieme:

  • quando sono piccoli, lo sport che in genere è indicato come migliore è il nuoto, perché definito completo, tanto che si può iniziare sin dai primi mesi di vita: permette il movimento di tutto il corpo, sviluppando la coordinazione e un fisico armonioso;
  • la ginnastica, come il nuoto, è considerato uno sport ottimo e completo: anch’esso facilita uno sviluppo fisico ottimo, a livello muscolare e scheletrico. Inoltre, favorisce autostima e sicurezza in se stessi. Si può iniziare a far praticare sin dai 5 anni: in età ancora inferiore, il bambino può iniziare a prendere confidenza con laboratori di psicomotricità;
  • a seguire, sono consigliati, in età più grande, dai 6 anni in poi, sport quali atletica, calcio, pallavolo, basket, tennis, judo, ecc. Gli sport di squadra sono importanti, perché permettono di comprendere proprio lo spirito di squadra: il rispetto di se’, degli altri e delle regole.

Non ci sono mai controindicazioni allo sport, ma è necessario che noi genitori monitoriamo, per così dire, l’attività svolta: è vero, mentre i nostri figli sono lì ad allenarsi, possiamo avere “un attimo per noi”, come fare la spesa, sbrigare commissioni, o anche solo sedersi in tranquillità a prendere un caffè. Tuttavia, è necessario verificare che l’attività svolta non sia ripetitiva, che si faccia davvero lo sport, che nostro figlio si diverta. Qualunque dubbio o perplessità è importante condividerlo con l’allenatore: una figura di riferimento per nostro figlio, perché con lui si crea un rapporto di fiducia e relazione.

In conclusione, per i nostri figli vale quello che vale per noi adulti: movimento, alimentazione sana e svago/divertimento.

Vi lascio con un’ultima riflessione, non meno rilevante: qualunque sia lo sport intrapreso da nostro figlio, è importante che sia lui a decidere: non costringiamolo a fare ciò che piace a noi o che avremmo voluto fare noi. I consigli sono opportuni, ma dev’essere un divertimento e un piacere fare sport. Potremmo permettergli, quando è piccolo, di provare più discipline diverse, in modo da consentirgli di farsi un’idea più chiara e scegliere in modo più giudizioso.

Se hai bisogno del consiglio di esperti tutor o di una baby sitter che ti aiuti nell’organizzazione quotidiana della vita dei tuoi figli chiamaci senza impegno al 389 269 6411

Le 5 regole nell’educazione dei figli

Le 5 regole nell'educazione dei figli

Crescere ed educare i nostri bambini non è certo semplice: sono alle prese con un primogenito di appena 12 mesi per cui so bene cosa significa. I bambini sono una continua scoperta nella loro crescita: attraversano diverse fasi di sviluppo, e man mano che “fioriscono” anche il loro livello di comprensione cresce. Si giunge così al momento d’iniziare a insegnare loro delle regole educative: dai due anni in poi è perfetto.

Ora vediamo quelle che sono fondamentali e che dobbiamo insegnare al nostro bambino per una corretta educazione: i bambini sono, infatti, sempre concentrati su loro stessi, non si curano degli altri e per questo è bene far loro apprendere come ci si comporta con le altre persone.

Vediamo le 5 regole principali, non per forza in ordine d’importanza, ma essenziale è farle apprendere:

  1. Insegnare a dire grazie e per favore: sono definite “paroline magiche” e sono importanti per educare il bambino al rispetto e all’apprezzamento degli altri. E’, però, importante che per primi noi genitori diamo l’esempio: per questo più pronunciamo queste parole e meglio è. Nostro figlio deve percepire che è “normale” dire queste parole, fanno parte del parlato quotidiano.
  2. Insegnare a salutare: salutare le persone che arrivano o che vanno via permette di fargli comprendere l’importanza di far sentire accolti gli altri.
  3. Insegnare a essere gentili: la buona educazione è sempre fondamentale e al primo posto sempre. Nonostante si possa litigare o ci siano bambini/persone che non ci sono simpatiche, non si reagisce mai con la violenza.
  4. Insegnare a riordinare: ogni gioco è divertente, ma quando si finisce si rimette a posto, prima di iniziare con qualunque altro gioco o attività. E, soprattutto, questo vale anche a casa di altre persone. Qui vige la buona abitudine da parte nostra, come nel primo punto, di dare noi il buon esempio per primi: la casa si riordina e ciò che si usa si rimette a posto.
  5. Insegnare il rispetto verso gli altri: è importante rispettare gli anziani, alzandoci per farli sedere, aprendogli la porta; è importante non interrompere quando gli altri parlano; è importante dire grazie quando qualcuno ci fa passare; è importante rispettare l’opinione dell’altro seppur non condivisa.

Il lavoro del genitore è difficile, ma immaginare un figlio maleducato e irrispettoso deve farci riflettere sull’importanza di tenere duro ed essere soprattutto noi per primi educati e rispettosi.

Se hai bisogno del sostegno qualificato di esperti tutor e baby sitter per affrontare i problemi educativi dei tuoi figli chiamaci senza impegno al 389 269 6411

Infografica - Le 5 regole nell'educazione dei figli

Esame di maturità: come funziona?

Esame di maturità: come funziona?

Ogni volta che sento “esame di maturità”, un brivido mi passa lungo la schiena: ricordo ancora l’ansia e la paura che avevo nell’attesa e nell’affrontarlo. Non ho mai sentito nessuno non ricordarlo con queste emozioni. E’, comunque, senz’altro un esame fattibile, la conclusione di tutto il percorso scolastico: certo, sembra facile dirlo a posteriori, però basta impegnarsi e studiare.

Ora vorrei spiegarvi, nella sostanza, in cosa consiste e come funziona questo esame, così da poter eliminare eventuali dubbi in merito.

Iniziamo con il dire che si tratta in tutto di 4 prove, le prime due proposte dal ministero, la terza decisa dalla commissione :

  1. PRIMA PROVA SCRITTA: durata di 6 ore con utilizzo de vocabolario. E’ caratterizzata da un tema, per comprendere il livello di conoscenza della lingua italiana dell’alunno. In genere, si può scegliere tra 4 tracce:
    1. un testo da analizzare e commentare
    2. un saggio breve o un articolo di giornale su argomenti di vario genere (storico, letterario, ecc)
    3. una argomento di carattere storico da sviluppare
    4. un tema di attualità
  2. SECONDA PROVA SCRITTA: questa dipende dall’indirizzo, così come il tempo a disposizione per svolgerla. Può trattarsi di una versione di greco o latino per il classico, di matematica per lo scientifico, e di materie specifiche per i diversi istituti tecnici.
  3. TERZA PROVA SCRITTA: questa prova ha lo scopo di accertare le conoscenze degli studenti nell’ultimo anno. L’impostazione e la trattazione sono decise dalla commissione d’esame: loro decidono le materie, le domande, la tipologia delle risposte (aperte, a scelta multipla, o entrambe), e il tempo che gli studenti avranno a disposizione.
  4. PROVA ORALE: è l’ultima prova ed è considerata quella più ansiosa, perché il maturando è solo di fronte alla commissione, composta sia di professori interni sia di professori esterni, che quindi non sanno nulla del suo percorso e lo conoscono per la prima volta. Consiste in un’interrogazione su tutte le materie dell’ultimo anno e, in genere si distingue in 3 momenti:
    1. esposizione della tesina preparata dallo studente su un argomento a scelta cui collegare le materie principali del proprio percorso di studi
    2. domande dei professori
    3. discussione sulle prove scritte

Per ogni scritto lo studente potrà ottenere un massimo di 15 punti, mentre per la prova orale il punteggio massimo sarà di 30.

A questi punteggi andranno aggiunti:

  • Credito scolastico
  • Eventuale bonus di 5 punti che la commissione può decidere di assegnare a studenti meritevoli per l’esame svolto.

Spero di essere stata esaustiva sull’argomento: ora sapete tutto ciò che vi occorre per prepararvi al meglio, o per aiutare i vostri figli a essere pronti. L’importante è non farsi prendere dal panico: l’ansia è assolutamente normale, ma affrontatelo con più calma possibile.

In bocca al lupo!! (Crepi il lupo)

Per prepararti al meglio puoi chiedere una mano ai nostri Tutor. Chiama il 389 269 6411 per una consulenza gratuita

DSA E PREGIUDIZI

Cosa significa la dicitura DSA: disturbi specifici dell’apprendimento! Perfetto, ma cosa vuol dire in sostanza?  Si tratta di un disturbo legato solo ad abilità scolastiche, quali lettura, scrittura e calcolo, ma circoscritto. Spesso, infatti, chi non ha conoscenze in questo ambito e non ha mai avuto esperienze dirette  pensa che i bambini con DSA siano “affetti” da chissà quale patologia o, peggio ancora, che abbiano degli handicap o problematiche serie. Questi pregiudizi  spesso influiscono molto negativamente sulle decisioni dei genitori prese per aiutare i propri figli e sull’atteggiamento di questi bambini verso la scuola e verso tutta l’esperienza scolastica.

Quello che invece molti non sanno è che sono bambini con un funzionamento intellettivo integro, ma con difficoltà maggiori degli altri a leggere, scrivere o fare calcoli, caratteristica che li rende più vulnerabili a livello emotivo. Per questo hanno bisogno di: comprensione, affetto, tante iniezioni di autostima e professionisti in grado di attuare un percorso riabilitativo ed educativo e di aiutarli a migliorare e potenziare il loro apprendimento.

I genitori di bambini con DSA spesso si sentono spaesati, impreparati, non sanno come affrontare la situazione e pensano di superare il problema dicendo “mio figlio non ha niente, non ho bisogno di aiuto!”

E’ necessario invece attivarsi fin da subito! Non si deve pensare che sia così difficile affrontare la situazione, oppure che tutto si risolverà da solo, perché il bambino ha bisogno soltanto di strumenti semplici, che gli permetteranno di vivere al meglio la vita scolastica e di non sentirsi mai da meno degli altri. Per fortuna, oggi, la legge tutela questi bambini in tanti modi; ad esempio hanno la possibilità di utilizzare supporti da adottare a scuola.

Se le maestre consigliano un controllo specifico o notate che vostro figlio ha difficoltà particolari ad esempio nello svolgere compiti, allora non ci pensate troppo ma allo stesso tempo non preoccupatevi!  Consultate prima possibile un professionista che saprà indicarvi la via giusta e aiutare  soprattutto  vostro figlio. Soltanto conoscendo a fondo le sue difficoltà saprete fornirgli l’aiuto necessario per fargli vivere serenamente la sua esperienza scolastica.

La scuola infatti è importante non solo per imparare, ma anche per giocare e stringere amicizie: facciamo amare ai nostri figli la scuola, rendiamo loro tutto il più semplice possibile.

Torna a scuola con il piede giusto

Arriva Settembre, si torna sui banchi di scuola ed è sempre difficile ricominciare la solita routine tra ore in classe e compiti a casa, dopo giorni trascorsi senza pensieri.

Si pianifica nuovamente l’orario settimanale, cercando di trovare le soluzioni più adatte per affrontare il nuovo anno scolastico con meno preoccupazioni possibili.

Mamme e papà pensano a come il figlio si comporterà in classe e soprattutto se otterrà ottimi risultati; se sarà in grado di organizzarsi con i compiti e se affronterà l’intero anno scolastico con la giusta concentrazione.

Una buona parte dei bambini e dei ragazzi pensa invece alla noia di un altro anno trascorso sui libri e al non aver più il tempo per giocare o per dedicarsi alle attività preferite.

Le preoccupazioni aumentano invece in presenza di BES o DSA.

A maggior ragione i genitori mettono in campo tutte le loro forze a disposizione per aiutare i propri figli, molto spesso con la sensazione di essere impotenti e incapaci di trovare la strada giusta.

I bambini e i ragazzi con queste difficoltà a loro volta dimostrano ancora più ansia e svogliatezza di fronte all’inizio del nuovo anno scolastico.

Sicuramente il giusto approccio per un rientro a scuola meno traumatico  è  trovare il sostegno qualificato di esperti del campo per affrontare lo studio nel modo migliore.

Se infatti si parte con il piede giusto sia genitori che figli ne sperimenteranno  i benefici: mamme e papà saranno più sereni sapendo di essersi rivolti a docenti preparati e bambini e ragazzi si sentiranno più sicuri fin da subito e affronteranno il  nuovo anno con più serenità.

Non perdere tempo chiamaci subito e ti offriremo una consulenza gratuita specializzata  per individuare il Tutor e il percorso giusti.

WhatsApp – I rischi della comunicazione

Puntualmente ogni giorno, dopo l’uscita da scuola, un intenso scambio di messaggi sui compiti assegnati per casa sembra essere il protagonista delle conversazioni delle varie chat di classe, con tutte le incomprensioni e gli errori che ne conseguono.

Se un bambino per esempio ha scritto male la pagina del libro assegnata per il giorno dopo, molto spesso l’informazione a riguardo verrà diffusa in modo errato nell’intera classe attraverso le varie chat. Prendono vita in questo modo i dibattiti quotidiani su quale sia il reale compito da eseguire e di conseguenza si generano ulteriori dubbi e fraintendimenti che sono lontani dal chiarire le idee, scopo per il quale apparentemente si era dato inizio alla conversazione.

Al di là delle incomprensioni sui reali compiti da svolgere a casa e del caos generatosi così attraverso il passaparola sui cellulari che lanciano continuamente  suoni di nuovi messaggi in arrivo per l’intero pomeriggio, altro aspetto da non sottovalutare è che ancora una volta si toglie l’occasione  ai bambini di assumersi le proprie responsabilità.

Il bambino infatti, sapendo che per qualunque dubbio sui compiti o semplicemente se non li ha scritti perché al momento della dettatura era distratto, la soluzione sarà a portata di mano grazie al gruppo whatsapp, perseguirà nel suo comportamento sbagliato e probabilmente continuerà a giocare mentre la maestra in classe spiegherà il compito per il giorno seguente.

Cosa bisogna fare dunque quando il  bambino non scrive i compiti sul diario e soprattutto è opportuno scambiare informazioni sui compiti attraverso le chat?

Un atteggiamento costruttivo che il genitore può assumere sarà spiegare al bambino che, se non ha scritto i compiti per il giorno dopo o semplicemente non li ha scritti bene, andrà a scuola seguendo le indicazioni da lui riportate sul diario, senza avere dunque la possibilità di chiarire i suoi dubbi chiedendo a qualcuno.

La maestra il giorno dopo si comporterà nei suoi riguardi come meglio crede, probabilmente riprendendolo per metterlo davanti alle sue responsabilità. Solo così il bambino capirà quanto sia importante prestare attenzione in classe, esempio che potrà essere applicato poi a diversi ambiti della sua vita.

Infine un  comportamento costruttivo che può assumere un genitore per il bene dei propri figli non sarà assecondare un comportamento scorretto ma guidare il bambino verso l’atteggiamento più idoneo da adottare in classe. Infine la maestra sa bene che ogni bambino ha le sue caratteristiche e anche a volte le sue problematiche e non è escluso dunque che vengano a volte anche assegnati compiti diversi. Proviamo ad immaginare dunque quale imbarazzo o dispiacere potrebbe provare un bambino nello scoprire che attraverso una chat viene magari svelato il suo “segreto”, quel segreto tanto speciale e che con fatica la maestra era riuscita a far rimanere tale e aveva custodito insieme a lui. Lasciamo dunque che i bambini facciano da soli quello che è il loro compito, solo così potranno camminare sereni verso la loro indipendenza, e lasciamo agli insegnanti la possibilità di cogliere un’ulteriore occasione di classe per trasmettere anche un insegnamento di vita.

Qualunque dubbio in merito ai compiti potrà essere tranquillamente chiarito il giorno dopo a voce con l’insegnante e ci sarà eventualmente tutto il tempo per recuperare serenamente il compito nel caso ci fossero stati fraintendimenti.