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Come affrontare il passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria di primo grado (dalle elementari alle medie)

Passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria di primo grado (dalle elementari alle medie)

Il passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria di primo grado rappresenta un cambiamento notevole per tutta la famiglia in quanto sia il figlio che i genitori possono provare sentimenti ambivalenti: emozione, soddisfazione ma anche agitazione per la fine di una situazione nota e l’inizio di una sicuramente incerta.

Inoltre non va sottovalutata la fase di crescita fisiologica di un ragazzo, sia nella vita che nella scuola, che combacia con questo momento di transizione e che porta con sé confusione e paura di affrontare un mondo sconosciuto con strumenti completamente nuovi.

Nulla di cui preoccuparsi! Bastano alcuni accorgimenti perché questo momento di transizione sia il più indolore possibile per tutti.

Innanzitutto è importante che i genitori siano empatici verso i sentimenti del figlio, ascoltandolo senza sottovalutare ciò che sente, condividendo il proprio vissuto con un racconto su come si era affrontato questo momento, per fargli capire che è normale ciò che prova.

Bisogna essere sinceri sul fatto che ci si dovrà inserire in un ambiente nuovo, con nuovi insegnanti e, magari, nuovi compagni e, quindi, è necessario più impegno rispetto alla scuola primaria. Dal punto di vista didattico, poi, sarà richiesto uno sforzo maggiore perché le materie da studiare aumenteranno e gli insegnanti avranno delle aspettative più alte rispetto alle maestre.

Niente paura! Basterà avere un buon metodo di studio, un buon livello di organizzazione ed autonomia personale per non rischiare di passare tutto il pomeriggio a studiare, togliendo spazio al tempo libero. Inoltre non dimenticare che si è anche più grandi rispetto alla primaria e, quindi, maggiormente in grado di affrontare situazioni complicate.

Utile sarebbe coinvolgerlo, con entusiasmo, nella preparazione del nuovo materiale scolastico: l’acquisto di un nuovo zaino, penne, quaderni lo renderebbe già protagonista di questa avventura.

Parlare delle scuole medie in modo positivo, come un passaggio scolastico piacevole se affrontato con serenità, trasmettere al proprio figlio fiducia nelle sue capacità e nei nuovi insegnanti aiuterà il ragazzo a capire che l’impegno che questa fase scolastica richiede è fondamentale per le future scelte di studio e di vita.

 

I nostri docenti e i nostri tutor possono aiutare tuo figlio ad acquisire il proprio metodo studio e affiancarlo durante il percorso scolastico per garantire un miglior rendimento in interrogazioni ed esami. Chiamaci al 389 269 6411 per avere maggiori informazioni su ripetizioni a domicilio e aiuto compiti. Operiamo in tutta Roma.

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Consigli per i genitori che devono gestire un figlio DSA

Davanti ad una diagnosi di DSA è normale che un genitore possa sentirsi smarrito e preoccupato. L’importante è avere subito chiaro che i DSA non sono patologie da curare ma disturbi su abilità specifiche dell’apprendimento, legati al calcolo e/o alla letto-scrittura, da gestire al meglio, principalmente, all’interno della famiglia.

Di seguito alcuni consigli dedicati a genitori con figli con DSA:

  • Non colpevolizzarsi se, inizialmente, si è scambiato un DSA con la pigrizia nello studio: i genitori non sono medici, ad ognuno le proprie competenze!
  • Parlare con il proprio figlio per capire come vive la situazione di DSA, usando sempre il termine particolarità e mai problema; risaltare sempre le sue capacità piuttosto che le sue difficoltà.
  • Enfatizzare le attività in cui eccelle specificando che queste possono compensare le lacune.
  • Imparare a gestire eventuali scatti di umore, a cui possono andare incontro persone con DSA, dovuti alla frustrazione di sentirsi diversi ed al timore di non riuscire nella vita.
  • Lavorare sia sull’autonomia personale scandendo le incombenze quotidiane: apparecchiare, sistemare la stanza, che su quella didattica: organizzare il materiale utile allo svolgimento dei compiti, scandire il tempo di studio e quello di riposo.
  • Il gioco è uno strumento utilissimo! L’uso di carte o giochi da tavolo sviluppa la concentrazione e mantiene l’attenzione alta; l’uso del pongo sviluppa la manualità fine; l’uso di canzoncine e filastrocche fin da piccoli allena la memoria.
  • Fornire alla scuola tutta la documentazione perché vengano attivate tutte le indicazioni a tutela del diritto allo studio per alunni DSA, secondo la legge 170/2010. Organizzare incontri periodici con il personale scolastico monitorando che l’andamento della didattica rispecchi i bisogni del proprio figlio, senza temere di far presenti eventuali perplessità.
  • Non isolarsi ma tenersi sempre aggiornati sull’argomento DSA attraverso forum, siti web certificati, convegni sul tema.

L’impegno di un figlio con DSA è sfidante ma racchiude un mondo fatto di creatività ed ingegno da cui imparare reciprocamente.

 

I nostri tutor altamente preparati e specializzati nella didattica per sostegno BES e DSA possono aiutare tuo figlio.
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Bambini e dipendenza da videogiochi: rischi e consigli

Bambini e dipendenza da videogiochi: rischi e consigli

Un’esposizione eccessiva ai videogiochi può trasformarsi in una vera e propria dipendenza che influisce negativamente sia sulle capacità relazionali che sulla salute psicofisica del bambino.

I rischi della dipendenza sono:

  • aumento del tempo dedicato ai videogiochi a discapito di attività come studio, sport, socialità
  • aumento dell’ansia e disturbi del sonno
  • esplosioni di rabbia se il genitore decide di interrompere improvvisamente il gioco
  • aumento delle richieste di acquisto di nuovi videogiochi
  • disinteresse verso il mondo esterno che può portare alla depressione
  • frequenti mal di testa, mal di schiena, disturbi della vista.

Come possono fare i genitori per evitare l’insorgere di una futura dipendenza nei bambini?

Innanzitutto dare il buon esempio organizzando delle attività di svago e divertimento che i figli potrebbero fare con voi o con gli amici, in base ai loro interessi.

Fondamentale è stabilire un ordine di priorità nelle attività quotidiane limitando, fermamente, l’uso dei videogiochi ad un’ora al giorno.

E’ importante condividere con i figli, in modo chiaro, i rischi dell’eccessivo utilizzo di questo strumento perché i “no” assumano un senso educativo e non solo proibitivo. Il dialogo è il metodo più efficace per contenere la rabbia e la frustrazione ed accettare regole e paletti non come imposizioni ma come protezione verso comportamenti pericolosi.

Attenzione all’uso notturno dei videogiochi per non compromettere qualità e quantità di sonno che potrebbero creare irritabilità e ledere le capacità di attenzione e concentrazione durante il giorno. Meglio fare in modo che il bambino non ne abbia nella stanza per evitare che giochi la notte di nascosto.

Nell’acquisto di un videogioco verificare sempre che non ci siano contenuti violenti o aggressivi, spiegando, al bambino, l’eventuale scelta di non comprarlo.

Il tempo passato a giocare con lo schermo è un tempo sottratto alle interazioni sociali, al gioco libero e alla possibilità di far volare la fantasia spontaneamente secondo modalità non programmate: per questo è importante che il bambino lo apprezzi e lo preferisca a quello fornito dalla tecnologia.

 

I nostri tutor e le nostre babysitter, possono darti una mano con il tuo bambino anche quando tu non puoi essere presente. Chiama il 389 269 6411 per saperne di più e scoprire le offerte in corso.

Come superare il panico da interrogazione

Come superare il panico da interrogazione

Forti mal di pancia, nodo alla gola e mal di testa appena il professore pronuncia il tuo nome. Non importa quanto tu abbia studiato o ti senta preparato: non solo il momento dell’interrogazione diventa un vero e proprio incubo, ma non riuscendo a dire nulla, la valutazione è addirittura negativa!

Il “panico da interrogazione” è uno dei problemi più frequenti che si incontrano durante il percorso scolastico e colpisce tanto i bambini delle elementari quanto gli studenti universitari. A volte è così profondo che gli altri fanno fatica ad accorgersene. Tirare fuori il problema e parlarne con una persona di fiducia è il primo passo per superare questa difficoltà.

Il primo appiglio fondamentale che può aiutare a uscire da questa situazione sono i compagni. Quando compare il panico da interrogazione, ci sembra che tutti gli occhi siano puntati su di noi… invece non è così! La maggior parte della classe ne starà approfittando per farsi gli affari suoi, mentre magari sarà proprio l’amico più fidato, che si è accorto del problema, a interessarsi e aspettare uno scambio di sguardi per darci un po’ di fiducia o lanciarci un suggerimento volante.

Attenzione: se il problema diventa insormontabile e non si risolve dopo qualche settimana, potrebbe essere arrivato il momento di parlarne prima con i propri genitori e poi insieme ai professori. Nessun professore vuole mettere in difficoltà uno studente e insieme si possono trovare delle strategie per venirsi incontro in questo momento difficile come istituire interrogazioni programmate, a tu per tu, e affiancare un tutor a casa che possa sbloccarci e farci sentire più sicuri durante le verifiche.

 

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5 cose da fare prima dell’inizio della scuola

5 cose da fare prima dell'inizio della scuola

Settembre è un mese complesso per ogni famiglia: si torna dalle vacanze, si disfano le valige, un’occhiata al calendario e… la scuola sta per iniziare! Come affrontare questo momento così delicato senza stressarsi troppo?

Ecco 5 utili consigli per non farsi trovare impreparati il primo giorno di scuola.

1. Comprare senza esagerare
Il primo impulso che avrete sarà quello di entrare in una cartoleria e svaligiarla di gomme, temperini, squadre, compassi e quaderni di ogni tipo e dimensione. Il consiglio è quello di non esagerare con lo “shopping” e aspettare che siano i professori a informare i vostri figli sul materiale da comprare.

2. Fare un salto a scuola
Prendere la lista dei libri (ordinandoli comunque dopo l’approvazione dei professori), controllare gli orari d’ingresso della prima settimana di scuola e ritirare il libretto delle giustificazioni vi aiuterà a stare tranquilli su tutte le questioni più burocratiche.

3. Controllare i compiti per le vacanze
Anche se vostro figlio vi assicura di averli fatti assolutamente tutti, sempre meglio dare un’occhiata ai compiti per le vacanze: nel caso in cui mancasse qualcosa, avrete il tempo di recuperarla insieme nelle prime settimane di settembre.

4. Cercare attività extra-scolastiche
Un giro con tutta la famiglia tra palestre e associazioni di zona vi aiuterà a trovare qualcosa che interessi e aiuti vostro figlio a “staccare” dallo studio per qualche ora durante la settimana.

5. Parlare insieme
Ogni ragazzo o bambino che inizia un nuovo anno di scuola ha le sue ansie e paure. Ritagliatevi un momento per parlare con lui di ciò che lo spaventa e rassicuratelo sul fatto che se avrà bisogno di aiuto, potrà sempre contare su di voi.

Aiuta tuo figlio ad affrontare i primi giorni di scuola, un bel ripasso con i nostri Tutor o un aiuto compiti direttamente a casa tua può alleviare lo stress del rientro scolastico. Chiama il 389 269 6411 per maggiori informazioni

Come strutturare la tesina della maturità

Il primo passo fondamentale quando ci si prepara a scrivere la tesina è senza dubbio scegliere l’argomento. Le condizioni essenziali sono che:

  1. Ci deve innanzitutto piacere;
  2. In secondo luogo deve essere originale;
  3. Deve ben collegarsi alle materie;
  4. Deve essere originale.

Una volta scelto l’argomento, il secondo passo è trovare i collegamenti tra le varie materie. Questi possiamo trovarli:

  1. Sui libri;
  2. Tramite ricerche internet.

Non è obbligatorio collegare tutte le materie, anzi, è importante dare fluidità alla tesina, senza arrivare a forzature nei collegamenti.

E’ opportuno, per tenere ben presente tutti i passaggi, creare una mappa concettuale con al centro l’argomento scelto e intorno tutte le materie collegate, ognuna con un titolo del suo contenuto. In questo modo, quando andremo a scrivere la nostra tesina, avremo già una scaletta pronta.

I punti salienti per strutturare la tesina sono:

  1. INTRODUZIONE: prima di tutto introduciamo l’argomento scelto, il motivo per il quale abbiamo pensato proprio a questo e quali sono le materie che intendiamo approfondire, riportando una breve descrizione di ognuna;
  2. PARTE CENTRALE: qui si riportano tutte le materie. Si possono dividere in capitoli, così da creare un testo ordinato. L’importante è che ci sia fluidità nel discorso passando da una materia all’altra;
  3. CONCLUSIONE: in questa parte si dovrà fare il punto di tutta la tesina svolta. E’ una parte da non sottovalutare perché si riportano le proprie considerazioni in merito al lavoro svolto. Dev’essere scritta con riflessione e può terminare con commenti personali relativi al proprio lavoro.

In ultimo, ma non meno importante, è ricordarsi di scrivere in maniera chiara, corretta e prestando attenzione anche all’impaginazione: è bene mettere una bella immagine di copertina, attinente all’argomento scelto, e inserire anche all’interno della tesina delle foto.

La mappa concettuale di cui ho parlato sopra si può anche portare al colloquio orale, presentandola alla commissione, così da poterla utilizzare come nostra scaletta e non rischiare così di dimenticare qualcosa.

Sembra difficile riuscire a scrivere una tesina valida e originale, ma non è così: l’importante è riflettere sempre prima di scrivere e non lavorarci all’ultimo momento.

In bocca al lupo! (Crepi il lupo!)

Per la preparazione delle prove orali o delle prove scritte degli esami di maturità, per ripassare le materie d’esame o per un aiuto nella stesura della tesina di maturità puoi chiedere una mano ai nostri Tutor. HomeWork fornisce ripetizioni a domicilio in tutta Roma per tutte le materie d’esame, chiama il 389 269 6411 per avere maggiori informazioni.

5 trucchi per migliorare la memoria

5 trucchi per migliorare la memoria

La memoria è la nostra “arma” vincente per apprendere e ricordare ciò che leggiamo. La buona notizia è che possiamo migliorarla costantemente: il nostro cervello infatti non rimane statico, ma si modifica ogni volta che memorizziamo.

Esistono alcune tecniche, per così dire, che permettono proprio di migliorare la nostra memoria.

Oggi vi riporto 5 trucchi utili:

  1. compiere associazioni attraverso immagini: è una delle tecniche comunemente più utilizzate. Consiste nell’associare l’informazione da apprendere con un’immagine familiare che ci aiuterà a ricordare;
  2. riposare: alcuni studi hanno dimostrato che esiste un nesso tra il sonno e la memoria. Non è solo fondamentale riposare bene durante la notte, ma anche concedersi una “pennichella” durante il giorno. Sembra infatti che riposare migliori le capacità della nostra mente di memorizzare. In particolare, uno studio della NASA sembra aver dimostrato l’importanza del riposino pomeridiano;
  3. esercitare la memoria: ci sono dei giochi che aiutano a migliorare la nostra memoria. In particolare quelli enigmistici, come cruciverba e sudoku, attivano le nostre capacità cerebrali e facilitano nel tempo la capacità di apprendere nozioni diverse tra loro;
  4. tecnica “Locus loci”: è una tecnica antica, dei tempi di Cicerone. Il termine latino significa “luogo”, proprio perché per prima cosa è necessario pensare a un luogo a noi molto familiare con punti di riferimento specifici (la nostra casa, un percorso che conosciamo benissimo, ecc). Una volta pensato a questo posto, il passaggio successivo sarà associare le informazioni da memorizzare a questi punti. Così quando si dovranno ripetere i concetti, pensando ai punti chiave associati, sarà facile il ricordo. Ovviamente, per questa tecnica, è importante l’immaginazione;
  5. studiare in modo intelligente: quando studiamo, per massimizzare le nostre capacità mnemoniche, dobbiamo organizzare il tempo di studio. Non è produttivo studiare ininterrottamente per ore e ore; è bene, invece, scandire il tempo in tot. minuti (circa 30’) seguiti da una breve pausa, per permettere al nostro cervello di riposare e immagazzinare quanto appreso fino a quel momento. Studiare senza pause stancherà la nostra mente e aumenterà il tempo necessario per l’apprendimento.

In conclusione apprendere, conoscere e ricordare può diventare più semplice: dobbiamo solo trovare il modo giusto per farlo.

I nostri docenti e i nostri tutor possono aiutare i tuoi figli ad acquisire la propria tecnica di memorizzazione, il proprio metodo studio e affiancarli durante il percorso scolastico per garantire un miglior rendimento. Chiamaci al 389 269 6411 per avere maggiori informazioni. Operiamo a domicilio in tutta Roma.

Come aiutare mio figlio a scegliere il percorso formativo più adatto dopo la scuola media?

Scelta percorso formativo dopo la scuola media

La domanda posta nel titolo indica il quesito che i genitori si pongono quando il proprio figlio si trova a dover scegliere il suo percorso formativo terminata la scuola media. In genere la domanda si pone in III media, quando il “ragazzo” è obbligato a scegliere fra diversi indirizzi di studio, anche molto differenti tra loro. Il punto importante è non lasciarlo solo nella scelta: è giusto dire “Deve scegliere lui la scuola che gli piace di più”, ma è altrettanto indispensabile condividere con lui dubbi, domande, riflessioni e consigli.

Oggi le scuole superiori sono diverse da prima: sono infatti sorti nuovi indirizzi di studio più specifici, con materie più approfondite e specializzate. E’ per questo importante che nostro figlio sia ben informato sulle caratteristiche e sulle differenze specifiche di ogni percorso di studio, che noi lo accompagniamo anche nella curiosità di vedere gli istituti e nel chiedere informazioni a riguardo. Ci sono, infatti, i famosi “open day” nelle scuole, giorni organizzati proprio per far conoscere l’istituto ai potenziali nuovi alunni.

Non basiamoci solo su quello che ci dicono gli altri genitori, o su quello che noi vorremmo per i nostri figli: le aspettative nei loro confronti sono sempre alte, tuttavia non appesantiamo ulteriormente i loro dubbi.

Anche la scuola da loro frequentata può guidarci nella scelta: parliamo con gli insegnanti che lo conoscono bene sotto il profilo didattico. Chiediamo loro consigli riguardo a quale indirizzo potrebbe essere più incline il ragazzo: materie scientifiche, materie umanistiche, materie tecniche o anche tutte?

I consigli certo sono sempre ben accetti, ma soprattutto ascoltiamo nostro figlio e rispettiamo le sue idee, in modo che si senta sereno nella scelta e sappia che comunque i genitori lo sostengono sempre.

Un ultimo punto che vorrei sottolineare è, piuttosto, un consiglio che vorrei offrire ai genitori: spesso, proprio in virtù delle ottime capacità di nostro figlio, guardiamo scuole impegnative e difficili, sperando che lui le scelga o invogliandolo a farlo. Comprendo benissimo il vostro pensiero però vorrei anche farvi riflettere sulla possibilità che questa scelta si possa trasformare in anni di stress, frustrazioni e abbassamento dell’autostima. In alcuni casi è forse meglio una scuola meno impegnativa, ma che permetta al ragazzo di studiare e vivere l’esperienza scolastica con serenità. Proprio questa tranquillità potrebbe, infatti, invogliarlo successivamente a proseguire il percorso di studi anche all’università.

Se invece non avrà proprio voglia di studiare, si accompagnerà verso il mondo del lavoro, anche in questo caso con possibili percorsi di formazione utili alle sue scelte: ma per questo avete ancora tempo.

In questa delicata fase formativa di tuo figlio, puoi chiedere una mano ai nostri Tutor per aiutarlo a scegliere il percorso scolastico migliore. Chiamaci al 389 269 6411 per avere maggiori informazioni.

5 errori comuni dei genitori nell’educazione dei figli

Il “mestiere” dei genitori non è semplice: nessuno di noi nasce tale e per questo è importante usare il buon senso, informarsi e, in alcuni casi, ricordare l’educazione ricevuta quando noi stessi eravamo bambini.

Oggi l’ambiente sociale in cui viviamo comporta, nella maggioranza dei casi, la necessità che entrambi i genitori lavorino. Le conseguenze possono essere: il minor tempo da dedicare ai figli, il senso di colpa legato a questo e la comprensibile stanchezza derivante da una giornata di lavoro.

Cosa può succedere allora quando passiamo del tempo con i nostri figli dopo che ne abbiamo poco a disposizione? Si possono mettere in atto comportamenti errati!

I figli possono vivere così esperienze poco costruttive all’interno della famiglia. Vediamo insieme quali possono essere i 5 errori che i genitori a volte commettono nella relazione con i propri figli:

  1. NON FARLI MAI PIANGERE: quando il bambino vuole qualcosa per forza e sta per piangere, oppure inizia un capriccio, i genitori tendono ad accontentarlo per mantenere la tranquillità. Invece il bambino deve imparare chi stabilisce le regole, l’importanza e il rispetto dell’autorità: lasciateli piangere quando fanno i capricci. Vi potrebbe sembrare una scelta dura, però se cederete, la volta successiva, vostro figlio manterrà o peggiorerà il suo pianto perché sa che così, prima o dopo, otterrà quello che vuole.
    Se dite di “no”, mantenetelo! Se questo “no” si trasforma poco dopo in un “sì” perderete di credibilità e autorevolezza ai suoi occhi.
  2. NON MANTENERE LE PROMESSE: a volte succede che per far star buono il bambino o chiedergli di eseguire qualcosa che vogliamo gli promettiamo un premio (un gelato, un gioco, ecc.). Quando decidiamo di attuare questo “compromesso” dobbiamo mantenere la promessa: non promettiamo se già sappiamo che non potremo mantenerla. Quest’atteggiamento incide negativamente sulla fiducia che vostro figlio vi dimostrerà: cerchiamo di evitare questi comportamenti!
  3. USARE LINGUAGGIO E COMPORTAMENTO SBAGLIATI: noi genitori siamo un modello per i nostri figli. Spesso succede che, in un momento di rabbia o in modo spontaneo, adottiamo un linguaggio e un comportamento poco adeguato nei toni e nei modi. Cerchiamo di evitarlo: è importante utilizzare sempre un linguaggio appropriato. Usiamo, invece, un linguaggio corretto ed evitiamo parole sgradevoli.
    Anche per i comportamenti che adottiamo vale lo stesso principio: dimostriamo ai bambini il valore del dialogo e dell’educazione, senza essere aggressivi e ricordiamo di cercare di essere sempre un esempio positivo per loro.
    E’ importante, inoltre, ricordare che i bambini osservano non solo il comportamento che adottiamo con loro, ma anche come ci rapportiamo con gli altri, e tenderanno poi a imitare il nostro comportamento abituale.
  4. CONSIDERARLI SEMPRE PICCOLI: nonostante i nostri figli crescano e nel tempo imparino a compiere alcune azioni che saranno in grado di svolgere anche da soli, spesso noi genitori non incoraggiamo determinate autonomie, anche nel quotidiano (vestirsi da soli, prendere i vestiti, aiutare ad apparecchiare o sparecchiare, mangiare da soli, ecc). E’ importante, invece, spronare il bambino a imparare, anche sbagliando: a volte è difficile per i genitori, perché li vediamo sempre come “i nostri piccoli”.
    Stiamo certamente loro vicino, dimostriamoci pronti ad aiutarli al bisogno, ma lasciamoli anche liberi di provare: la cosa più bella del crescere è raggiungere da soli dei progressi.
  5. AFFIDARGLI ECCESSIVE RESPONSABILITA’: questo errore è un po’ l’eccesso di quanto detto sopra. Crescere significa certamente rendere nostro figlio più autonomo, insegnandogli abilità che sarà in grado di compiere da solo: ma non esageriamo! Ricordiamoci che è pur sempre un bambino e per questo dobbiamo capire cosa potergli chiedere e cosa no. L’eccesso di responsabilità rischia di metterlo in difficoltà: deve imparare cose nuove, ma sempre nella leggerezza tipica dei bambini.

E per quando non puoi essere presente, i nostri tutor e le nostre babysitter, possono darti una mano con il tuo bambino. Chiama il 389 269 6411 per saperne di più e scoprire le offerte in corso.

Il primo aiuto nello studio per un bambino dislessico: le mappe concettuali

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Quando i genitori sentono la parola “dislessia” riferita ai loro figli, drizzano le orecchie e spalancano gli occhi: la prima cosa che probabilmente è lecito pensare, se non si conosce l’argomento nelle sue molteplici caratteristiche, è che si tratti di qualcosa di grave.
Chiariamo subito questo pensiero negativo: non ci si riferisce a una malattia o a problemi a livello intellettivo! Si tratta semplicemente di una difficoltà del bambino.