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Come scegliere l’università più adatta

Come scegliere l'università più adatta

Mentre si frequentano le scuole superiori, iniziamo a pensare più concretamente al nostro futuro, rispetto a quando siamo più piccoli e sogniamo di svolgere i mestieri più strani.

Innanzitutto è necessario soffermarsi sulla propria volontà di proseguire gli studi: è questo il punto di partenza, perché l’università richiede impegno e ulteriore studio per altri 3/5 anni.

Una volta convinti di voler proseguire con l’università, la questione successiva sarà: quale indirizzo scelgo? Che cosa vorrei davvero fare da “grande”?

Per rispondere a questa domanda, il segreto è capire quale lavoro immaginiamo concretamente nel nostro futuro, quali sono le nostre aspirazioni.

Oggi ci sono tantissimi indirizzi di studio, che permettono di potersi specializzare in un determinato settore.

Il punto focale nella scelta è decidere noi ciò che vogliamo davvero fare: spesso, infatti, accade che un genitore o un parente svolgano una professione e che ci inducano a percorrere la stessa strada.

Il mio consiglio è di non lasciarsi influenzare, nonostante possa essere sicuramente allettante avere, per così dire, “la strada spianata” per un futuro lavoro, soprattutto considerando le difficoltà lavorative di oggi,

Si tratta del nostro futuro e della nostra vita: è meglio darsi da fare di più, ma sentirsi poi veramente realizzati e non avere rimpianti di svolgere un lavoro che in realtà non ci piace.

Inoltre, non meno importante, è non avere paura di dire “Ho sbagliato”: a volte, può accadere che siamo sicuri della scelta fatta, ma poi andando avanti nel percorso di studi, comprendiamo che quella non è la strada giusta. L’importante è proprio rendersene conto, così da riuscire a capire qual è davvero il percorso per noi: a 18-20 anni possiamo concederci un errore!

In conclusione, l’università è certamente una scelta difficile e comporta ulteriori sacrifici di studio: ma se presa seriamente, nel modo giusto, permetterà di trovare la nostra strada.

Per un aiuto in questa difficile scelta e per la preparazione ai Test di ammissione all’università puoi chiedere una mano ai nostri Tutor. HomeWork fornisce ripetizioni a domicilio in tutta Roma in tutte le materie, chiama il 389 269 6411 per avere maggiori informazioni.

Come aiutare mio figlio a scegliere il percorso formativo più adatto dopo la scuola media?

Scelta percorso formativo dopo la scuola media

La domanda posta nel titolo indica il quesito che i genitori si pongono quando il proprio figlio si trova a dover scegliere il suo percorso formativo terminata la scuola media. In genere la domanda si pone in III media, quando il “ragazzo” è obbligato a scegliere fra diversi indirizzi di studio, anche molto differenti tra loro. Il punto importante è non lasciarlo solo nella scelta: è giusto dire “Deve scegliere lui la scuola che gli piace di più”, ma è altrettanto indispensabile condividere con lui dubbi, domande, riflessioni e consigli.

Oggi le scuole superiori sono diverse da prima: sono infatti sorti nuovi indirizzi di studio più specifici, con materie più approfondite e specializzate. E’ per questo importante che nostro figlio sia ben informato sulle caratteristiche e sulle differenze specifiche di ogni percorso di studio, che noi lo accompagniamo anche nella curiosità di vedere gli istituti e nel chiedere informazioni a riguardo. Ci sono, infatti, i famosi “open day” nelle scuole, giorni organizzati proprio per far conoscere l’istituto ai potenziali nuovi alunni.

Non basiamoci solo su quello che ci dicono gli altri genitori, o su quello che noi vorremmo per i nostri figli: le aspettative nei loro confronti sono sempre alte, tuttavia non appesantiamo ulteriormente i loro dubbi.

Anche la scuola da loro frequentata può guidarci nella scelta: parliamo con gli insegnanti che lo conoscono bene sotto il profilo didattico. Chiediamo loro consigli riguardo a quale indirizzo potrebbe essere più incline il ragazzo: materie scientifiche, materie umanistiche, materie tecniche o anche tutte?

I consigli certo sono sempre ben accetti, ma soprattutto ascoltiamo nostro figlio e rispettiamo le sue idee, in modo che si senta sereno nella scelta e sappia che comunque i genitori lo sostengono sempre.

Un ultimo punto che vorrei sottolineare è, piuttosto, un consiglio che vorrei offrire ai genitori: spesso, proprio in virtù delle ottime capacità di nostro figlio, guardiamo scuole impegnative e difficili, sperando che lui le scelga o invogliandolo a farlo. Comprendo benissimo il vostro pensiero però vorrei anche farvi riflettere sulla possibilità che questa scelta si possa trasformare in anni di stress, frustrazioni e abbassamento dell’autostima. In alcuni casi è forse meglio una scuola meno impegnativa, ma che permetta al ragazzo di studiare e vivere l’esperienza scolastica con serenità. Proprio questa tranquillità potrebbe, infatti, invogliarlo successivamente a proseguire il percorso di studi anche all’università.

Se invece non avrà proprio voglia di studiare, si accompagnerà verso il mondo del lavoro, anche in questo caso con possibili percorsi di formazione utili alle sue scelte: ma per questo avete ancora tempo.

In questa delicata fase formativa di tuo figlio, puoi chiedere una mano ai nostri Tutor per aiutarlo a scegliere il percorso scolastico migliore. Chiamaci al 389 269 6411 per avere maggiori informazioni.

5 errori comuni dei genitori nell’educazione dei figli

Il “mestiere” dei genitori non è semplice: nessuno di noi nasce tale e per questo è importante usare il buon senso, informarsi e, in alcuni casi, ricordare l’educazione ricevuta quando noi stessi eravamo bambini.

Oggi l’ambiente sociale in cui viviamo comporta, nella maggioranza dei casi, la necessità che entrambi i genitori lavorino. Le conseguenze possono essere: il minor tempo da dedicare ai figli, il senso di colpa legato a questo e la comprensibile stanchezza derivante da una giornata di lavoro.

Cosa può succedere allora quando passiamo del tempo con i nostri figli dopo che ne abbiamo poco a disposizione? Si possono mettere in atto comportamenti errati!

I figli possono vivere così esperienze poco costruttive all’interno della famiglia. Vediamo insieme quali possono essere i 5 errori che i genitori a volte commettono nella relazione con i propri figli:

  1. NON FARLI MAI PIANGERE: quando il bambino vuole qualcosa per forza e sta per piangere, oppure inizia un capriccio, i genitori tendono ad accontentarlo per mantenere la tranquillità. Invece il bambino deve imparare chi stabilisce le regole, l’importanza e il rispetto dell’autorità: lasciateli piangere quando fanno i capricci. Vi potrebbe sembrare una scelta dura, però se cederete, la volta successiva, vostro figlio manterrà o peggiorerà il suo pianto perché sa che così, prima o dopo, otterrà quello che vuole.
    Se dite di “no”, mantenetelo! Se questo “no” si trasforma poco dopo in un “sì” perderete di credibilità e autorevolezza ai suoi occhi.
  2. NON MANTENERE LE PROMESSE: a volte succede che per far star buono il bambino o chiedergli di eseguire qualcosa che vogliamo gli promettiamo un premio (un gelato, un gioco, ecc.). Quando decidiamo di attuare questo “compromesso” dobbiamo mantenere la promessa: non promettiamo se già sappiamo che non potremo mantenerla. Quest’atteggiamento incide negativamente sulla fiducia che vostro figlio vi dimostrerà: cerchiamo di evitare questi comportamenti!
  3. USARE LINGUAGGIO E COMPORTAMENTO SBAGLIATI: noi genitori siamo un modello per i nostri figli. Spesso succede che, in un momento di rabbia o in modo spontaneo, adottiamo un linguaggio e un comportamento poco adeguato nei toni e nei modi. Cerchiamo di evitarlo: è importante utilizzare sempre un linguaggio appropriato. Usiamo, invece, un linguaggio corretto ed evitiamo parole sgradevoli.
    Anche per i comportamenti che adottiamo vale lo stesso principio: dimostriamo ai bambini il valore del dialogo e dell’educazione, senza essere aggressivi e ricordiamo di cercare di essere sempre un esempio positivo per loro.
    E’ importante, inoltre, ricordare che i bambini osservano non solo il comportamento che adottiamo con loro, ma anche come ci rapportiamo con gli altri, e tenderanno poi a imitare il nostro comportamento abituale.
  4. CONSIDERARLI SEMPRE PICCOLI: nonostante i nostri figli crescano e nel tempo imparino a compiere alcune azioni che saranno in grado di svolgere anche da soli, spesso noi genitori non incoraggiamo determinate autonomie, anche nel quotidiano (vestirsi da soli, prendere i vestiti, aiutare ad apparecchiare o sparecchiare, mangiare da soli, ecc). E’ importante, invece, spronare il bambino a imparare, anche sbagliando: a volte è difficile per i genitori, perché li vediamo sempre come “i nostri piccoli”.
    Stiamo certamente loro vicino, dimostriamoci pronti ad aiutarli al bisogno, ma lasciamoli anche liberi di provare: la cosa più bella del crescere è raggiungere da soli dei progressi.
  5. AFFIDARGLI ECCESSIVE RESPONSABILITA’: questo errore è un po’ l’eccesso di quanto detto sopra. Crescere significa certamente rendere nostro figlio più autonomo, insegnandogli abilità che sarà in grado di compiere da solo: ma non esageriamo! Ricordiamoci che è pur sempre un bambino e per questo dobbiamo capire cosa potergli chiedere e cosa no. L’eccesso di responsabilità rischia di metterlo in difficoltà: deve imparare cose nuove, ma sempre nella leggerezza tipica dei bambini.

E per quando non puoi essere presente, i nostri tutor e le nostre babysitter, possoni darti una mano con il tuo bambino. Chiama il 389 269 6411 per saperne di più e scoprire le offerte in corso.

Il primo aiuto nello studio per un bambino dislessico: le mappe concettuali

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Quando i genitori sentono la parola “dislessia” riferita ai loro figli, drizzano le orecchie e spalancano gli occhi: la prima cosa che probabilmente è lecito pensare, se non si conosce l’argomento nelle sue molteplici caratteristiche, è che si tratti di qualcosa di grave.
Chiariamo subito questo pensiero negativo: non ci si riferisce a una malattia o a problemi a livello intellettivo! Si tratta semplicemente di una difficoltà del bambino.

Imparare fin dalla scuola primaria il giusto metodo di studio

Il giusto metodo di studio, bambine

E’ già durante la scuola Primaria che il bambino si trova a dover affrontare uno dei più importanti compiti come studente: imparare un valido metodo di studio. E’ però a partire dal terzo anno che i bambini si trovano effettivamente impegnati per la prima volta in quello che è lo studio di una materia specifica ed è da questo momento che sarà opportuno iniziare ad apprendere un personale metodo di studio che verrà consolidato nel tempo; più valido sarà, più efficaci saranno i risultati futuri.

Le 5 regole nell’educazione dei figli

Le 5 regole nell'educazione dei figli

Crescere ed educare i nostri bambini non è certo semplice: sono alle prese con un primogenito di appena 12 mesi per cui so bene cosa significa. I bambini sono una continua scoperta nella loro crescita: attraversano diverse fasi di sviluppo, e man mano che “fioriscono” anche il loro livello di comprensione cresce. Si giunge così al momento d’iniziare a insegnare loro delle regole educative: dai due anni in poi è perfetto.

Ora vediamo quelle che sono fondamentali e che dobbiamo insegnare al nostro bambino per una corretta educazione: i bambini sono, infatti, sempre concentrati su loro stessi, non si curano degli altri e per questo è bene far loro apprendere come ci si comporta con le altre persone.

Vediamo le 5 regole principali, non per forza in ordine d’importanza, ma essenziale è farle apprendere:

  1. Insegnare a dire grazie e per favore: sono definite “paroline magiche” e sono importanti per educare il bambino al rispetto e all’apprezzamento degli altri. E’, però, importante che per primi noi genitori diamo l’esempio: per questo più pronunciamo queste parole e meglio è. Nostro figlio deve percepire che è “normale” dire queste parole, fanno parte del parlato quotidiano.
  2. Insegnare a salutare: salutare le persone che arrivano o che vanno via permette di fargli comprendere l’importanza di far sentire accolti gli altri.
  3. Insegnare a essere gentili: la buona educazione è sempre fondamentale e al primo posto sempre. Nonostante si possa litigare o ci siano bambini/persone che non ci sono simpatiche, non si reagisce mai con la violenza.
  4. Insegnare a riordinare: ogni gioco è divertente, ma quando si finisce si rimette a posto, prima di iniziare con qualunque altro gioco o attività. E, soprattutto, questo vale anche a casa di altre persone. Qui vige la buona abitudine da parte nostra, come nel primo punto, di dare noi il buon esempio per primi: la casa si riordina e ciò che si usa si rimette a posto.
  5. Insegnare il rispetto verso gli altri: è importante rispettare gli anziani, alzandoci per farli sedere, aprendogli la porta; è importante non interrompere quando gli altri parlano; è importante dire grazie quando qualcuno ci fa passare; è importante rispettare l’opinione dell’altro seppur non condivisa.

Il lavoro del genitore è difficile, ma immaginare un figlio maleducato e irrispettoso deve farci riflettere sull’importanza di tenere duro ed essere soprattutto noi per primi educati e rispettosi.

Se hai bisogno del sostegno qualificato di esperti tutor e baby sitter per affrontare i problemi educativi dei tuoi figli chiamaci senza impegno al 389 269 6411

Infografica - Le 5 regole nell'educazione dei figli

Torna a scuola con il piede giusto

Arriva Settembre, si torna sui banchi di scuola ed è sempre difficile ricominciare la solita routine tra ore in classe e compiti a casa, dopo giorni trascorsi senza pensieri.

Si pianifica nuovamente l’orario settimanale, cercando di trovare le soluzioni più adatte per affrontare il nuovo anno scolastico con meno preoccupazioni possibili.

Mamme e papà pensano a come il figlio si comporterà in classe e soprattutto se otterrà ottimi risultati; se sarà in grado di organizzarsi con i compiti e se affronterà l’intero anno scolastico con la giusta concentrazione.

Una buona parte dei bambini e dei ragazzi pensa invece alla noia di un altro anno trascorso sui libri e al non aver più il tempo per giocare o per dedicarsi alle attività preferite.

Le preoccupazioni aumentano invece in presenza di BES o DSA.

A maggior ragione i genitori mettono in campo tutte le loro forze a disposizione per aiutare i propri figli, molto spesso con la sensazione di essere impotenti e incapaci di trovare la strada giusta.

I bambini e i ragazzi con queste difficoltà a loro volta dimostrano ancora più ansia e svogliatezza di fronte all’inizio del nuovo anno scolastico.

Sicuramente il giusto approccio per un rientro a scuola meno traumatico  è  trovare il sostegno qualificato di esperti del campo per affrontare lo studio nel modo migliore.

Se infatti si parte con il piede giusto sia genitori che figli ne sperimenteranno  i benefici: mamme e papà saranno più sereni sapendo di essersi rivolti a docenti preparati e bambini e ragazzi si sentiranno più sicuri fin da subito e affronteranno il  nuovo anno con più serenità.

Non perdere tempo chiamaci subito e ti offriremo una consulenza gratuita specializzata  per individuare il Tutor e il percorso giusti.

Compiti a Casa/Consigli per i genitori

 

Tra i genitori si sta diffondendo sempre più ostilità nei confronti dei compiti assegnati per casa. Molti, infatti, si dichiarano contrari al fatto che i figli siano impegnati in attività didattiche al di fuori della scuola. E’ in aumento la convinzione che i compiti siano una perdita di tempo e un ostacolo a tutti gli impegni extrascolastici che riempiono i pomeriggi di bambini e ragazzi, ormai ritenuti più importanti. Senza negare l’utilità, per un corretto sviluppo, di tutte le attività sportive, ludiche e ricreative al di fuori della scuola, dedicarsi ai compiti a casa ricopre comunque un ruolo decisivo nella crescita di bambini e ragazzi.

Lo scopo del compito assegnato dall’insegnante viene spesso frainteso. Non si tratta di togliere tempo libero agli studenti ma lo scopo principale consiste nel guidare gli studenti verso il riconoscimento dell’importanza di un impegno da portare a termine e nel miglior modo possibile. In realtà i bambini attribuiscono fin da subito il giusto valore al compito assegnato a casa e quando ciò non avviene  la causa è da ricercare in influenze esterne che ne hanno screditato il significato reale.

Ecco cosa NON DEVE FARE il genitore per evitare che i compiti per casa perdano quel valore fondamentale che avrà sicuramente un’influenza sullo sviluppo del bambino e sulla crescita del ragazzo:

  • criticare o giudicare i compiti che vengono dati dall’insegnante;
  • indagare se è stato spiegato in classe l’argomento che stanno affrontando i propri figli;
  • sostituirsi al figlio nell’esecuzione delle attività;
  • sedersi accanto al bambino o al ragazzo per tutta la durata dei compiti.

Quale è allora  l’atteggiamento più costruttivo?

  • spiegare ciò che non è stato compreso qualora venga richiesto un aiuto e, in seguito, informare l’insegnante che integrerà in classe la sua spiegazione;
  • integrare la spiegazione dell’insegnante quando il bambino o il ragazzo ha perso qualche passo fondamentale;
  • dimostrare di essere presente, per dare quella sicurezza necessaria a rendere il proprio figlio autonomo nello svolgimento del compito;
  • se il bambino o il ragazzo chiede aiuto su qualcosa che non riesce ad eseguire, non fornire subito la risposta giusta, ma semplicemente guidare verso la soluzione;
  • intervenire solo quando viene richiesto aiuto;
  • ascoltare con interesse, qualora venisse richiesto dai figli, la ripetizione delle materie orali;
  • alla conclusione dei compiti, verificare; non per sostituirsi all’insegnante, ma per controllare che tutto sia stato svolto nel giusto modo, gratificando nel caso di un lavoro ben eseguito.

Regole per svolgere i compiti a casa:

  • eseguirli con cura;
  • eseguirli anche nel minor tempo possibile; fondamentale è utilizzare il tempo nel modo giusto, evitando perdite di tempo inutili;
  • dedicare un tempo limitato ai compiti ovvero la durata necessaria al completo svolgimento;
  • stabilire fin dall’inizio il tempo necessario e cercare di rispettarlo.

Infine quando i compiti vengono svolti in modo sbagliato, inadeguato o superficialmente, non sempre serve rimproverare i propri figli, ma fondamentale è indagare e comprendere la reale motivazione alla base:

  • perché il bambino o il ragazzo non è abituato a prendersi cura delle sue cose?
  • perché si voleva sbrigare?
  • perché nel fare male il compito vuole che il genitore stia seduto accanto a lui?

Una volta individuata la motivazione sarà più semplice aiutare in maniera idonea e costruttiva il proprio figlio, poiché è importante non dimenticare che il genitore deve essere una guida e non un sostituto dell’insegnante e né colui che esegue i compiti a casa.

I vantaggi di studiare con un Tutor

I vantaggi di studiare con un Tutor

Uno dei problemi più diffusi tra le famiglie con figli che vanno a scuola è ritrovarsi a lottare giornalmente con i bambini o i ragazzi che non hanno voglia di fare i compiti o che li eseguono in modo sbagliato, generando così un clima di nervosismo diffuso che si ripercuote nell’ambiente familiare.

Il genitore allora, esasperato dalle tensioni che si vengono a creare ogni pomeriggio dopo l’uscita da scuola, cerca di trovare delle soluzioni che risolvono soltanto apparentemente il problema.

Infatti molto spesso assistiamo a genitori che aiutano i figli nello svolgimento dei compiti inadeguatamente poiché l’obiettivo principale diventa solo evitare di discutere per riportare una calma apparente in casa senza però offrire un supporto adeguato allo studio.

Ecco allora mamme che si sostituiscono ai loro figli e si siedono alle scrivanie a risolvere espressioni, scrivere temi e tesine, preparare schemi per far faticare meno i ragazzi davanti alla lezione del giorno, che organizzano e gestiscono tutto il lavoro extra-scolastico senza assumere dunque un atteggiamento costruttivo.

I figli a loro volta assumono atteggiamenti scorretti e di pretesa nei confronti dei loro genitori che non vengono riconosciuti come insegnanti ma che di fatto vorrebbero ricoprirne il ruolo. L’obiettivo principale diventa soltanto finire tutto e subito e con il minimo sforzo per dedicare il prima possibile tempo a qualcosa di più interessante.

Molto spesso poi è il genitore che in alcuni casi non riconosce i limiti del figlio, che magari nasconde dei problemi di apprendimento dietro alla sua voglia di non fare i compiti, e pretende che raggiunga livelli eccellenti di preparazione quando invece dovrebbe solo comprendere le difficoltà del figlio.

Inoltre, nella dinamica genitori-figli che svolgono i compiti insieme, manca quell’aspetto fondamentale di ogni relazione didattico-educativa , quel riconoscimento indispensabile per la motivazione allo studio, ovvero la gratificazione per il lavoro svolto e i risultati raggiunti.

I più grandi invece che non chiedono l’aiuto dei genitori, ma che comunque non sanno e non vogliono studiare da soli, passano interi pomeriggi al telefono con gli amici o navigando su internet per trovare soluzioni immediate e senza fatica ai loro compiti.

Alla conclusione di questi pomeriggi trascorsi sui libri in modo inefficace, nonostante i compiti assegnati per il giorno dopo siano stati terminati, comunque i bambini o i ragazzi non hanno appreso nulla in modo efficace e duraturo.

L’approccio più costruttivo che i genitori possono allora adottare nei confronti dei figli che non sono in grado di studiare da soli diventa affidarli a un Tutor che sarà in grado di programmare un percorso didattico- educativo su misura e dai risultati sicuramente più soddisfacenti. Lo studente potrà così finalmente avvicinarsi allo studio con un atteggiamento più positivo e lo scopo non sarà più soltanto terminare i compiti e quindi assimilare nozioni temporanee e superficiali, ma adottare un metodo per apprendere in modo stabile e anche colmare lacune.

Il Tutor saprà programmare le attività di studio attraverso una didattica personalizzata progettata sullo studente che potrà nel tempo anche valorizzarne il talento, rispettando contemporaneamente i suoi tempi di apprendimento e le sue esigenze. Inoltre altro obiettivo fondamentale diventa rendere lo studente autonomo nello studio, oltre che per terminare i propri compiti anche per conquistare quell’autostima fondamentale nei percorsi di studio e lavorativi di cui sarà protagonista in futuro.